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EFFIMERE
/ ephemeral

Installation

 

2017/20

 

Mixed media

 

Toccare

Il primo strumento di relazione concreta con il mondo esterno sono le mani. Fanno, curano, prendono e dicono: rivelatrici, tese, chiuse, intrecciate, aperte, nodose, indicanti, belle, desideranti, stanche, vive.

 

Rimanere

Come nelle pitture rupestri, le mani marcano il passaggio degli uomini. Tracce lasciate che diventano l’espressione delle identità, singolari e collettive.

 

Sparire

Allo stesso tempo, le mani raffigurate sono effimere, colte in un istante di trasformazione o di sparizione. Non immagini statiche, ma cristallizzazioni nel processo di scioglimento della forma. Questa fragilità concilia la segreta contraddizione tra presenza e assenza. La presenza risuona nell’assenza.

 

Tracciare

Il segno ricercato si orienta alla calligrafia più che alla pittura: il tratto, nell’inesattezza delle proporzioni, non vuole cogliere i gesti, ma mostrare le posizioni, rendendone più concreta la presenza. Un colore principale, il nero, è traccia; è l’idea e il pensiero resi forma netta e sintetica. Talvolta il rosso contrasta, ritma, scalda, affiorando come magma dagli strati più permeabili del pigmento.

 

Distanziare / Avvicinare

Decine di segmenti compongono le mani, diramando le strade di una geofisica dell’io. I dettagli appaiono come riprese satellitari di continenti in trasformazione. Tra il molto lontano e il molto vicino si pone il soggetto del lavoro: le mani.

 

Ricomporre

Mani trasformate dall’acqua, attraverso un lento procedimento che porta via, sposta, espande, apre ad altre possibilità. E dove l’intervento dell’acqua è più intenso, e la fibra della carta si lacera, diventa necessario ricomporre, riassemblare: mostrando, come nell’antica pratica del Kintsugi, la correzione e il ricongiungimento, dando valore alla fragilità senza nascondere le cicatrizzazioni del vissuto.

foto in studio di Margherita Loba Amadio

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